Religioni per la Pace Italia


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ISRAELE – PALESTINA


Rispettare le sofferenze e l’esasperazione dei due popoli, favorire il compromesso!



L’ attacco militare israeliano nella striscia di Gaza, iniziato il 27 dicembre scorso, in risposta ai razzi lanciati da Hamas, sta creando molto turbamento e pessimismo nell’opinione pubblica internazionale, anche per l’elevato numero di vittime civili.


Dobbiamo confessare che, di fronte a questi eventi, quanti come noi sentono forte la motivazione a lavorare per allargare gli spazi di pace avvertono, al primo impatto, un senso di frustrazione e l’impressione di essere dei “sognatori” fuori della realtà.


In particolare, noi di “Religions for Peace”, che abbiamo come missione centrale quella di sollecitare le religioni ad agire come fattori di pace, ci sentiamo messi in discussione in casi come questi nei quali la componente religiosa riveste un ruolo indiscutibile nel definire l’identità etnica delle parti in conflitto.


Nella nostra ultima conferenza mondiale WCRP (Kyoto, 2006) il tema dominante è stato “CONTRASTARE LA VIOLENZA, PROMUOVERE UNA SICUREZZA CONDIVISA” e questo rimane il nostro orizzonte di riferimento nel promuovere azioni comuni che contribuiscano a prevenire o a trasformare i conflitti.


Non ci convince pertanto l’idea che possa avere un’efficacia reale e duratura la ricerca di sicurezza attraverso azioni di forza.

Questo sembrerebbe dimostrato proprio dalla situazione che si è andata determinando via via negli anni in quest’area nevralgica del mondo: la ricerca sempre più affannosa di sicurezza e stabilità basata sulla prevalenza nei rapporti di forza ha alimentato ostilità, odio reciproco ed atteggiamenti intransigenti nei due campi.


D’altra parte, quanto sta avvenendo in questa terra, con grande sofferenza di entrambi i popoli, ci fa da lente di ingrandimento su una realtà, dura da riconoscere, ma che pesa su molte aree del pianeta, compresa la nostra, e che è la tensione crescente tra FONDAMENTALISMI E PLURALISMO ( altro che scontro di civiltà tra ISLAM ed “OCCIDENTE”! ).

Questa tensione percorre trasversalmente comunità religiose grandi e piccole, popoli in difficoltà, ambienti scientifici, schieramenti politici, etc.


E’ responsabilità di chiunque percepisca il rischio serio per una coesistenza vivibile rappresentato dall’incremento dei fondamentalismi interrogarsi sulle possibili cause e sui possibili rimedi, per arginarli e ridurne i danni alle collettività.

Non è così semplice comprendere le ragioni che spingono verso derive fondamentaliste (non solo religiose), ma, molto probabilmente, il timore di perdere una solida identità personale e comunitaria, che sostenga le fragilità individuali nella precarietà dell’esistenza, gioca un ruolo piuttosto importante.


Quindi le scelte politico strategiche rispetto a questa grave crisi in atto dovrebbero mirare a ridurre la sensazione di minaccia reciproca tra le parti in causa.
Questo non può non voler dire rinunciare alle attività militari e spostare i rapporti sul piano della trattativa.


Al governo israeliano chiediamo di ascoltare di più la voce di molti suoi cittadini che chiedono di trattare anche con Hamas, nonostante la sua inconcepibile scelta di voler cancellare lo stato di Israele, e di contare maggiormente sulla mediazione internazionale nella soluzione dell’ormai “storico” conflitto piuttosto che su un’autodifesa isolata che rischia solo di allontanare indefinitamente possibilità di riconciliazione.


Ai responsabili di Hamas chiediamo di ripensare radicalmente e rinunciare definitivamente alla delegittimazione dello stato di Israele, che ostacola drasticamente la possibilità di pace nella regione condannando le attuali e le future generazioni a condizioni di vita insostenibili ai vari livelli, dalla sopravvivenza ad una più globale crescita umana.


Ai media chiediamo un’informazione che mostri anche tutti gli sforzi umanitari, che vanno al di là degli schieramenti, spesso incontrando resistenze nei propri ambiti, e tutti gli sforzi di tessere contatti e costruire ponti anche in situazioni così difficili piuttosto che rifugiarsi in inutili e pericolose demonizzazioni.


A noi che siamo qui in Italia, in particolare agli amici ebrei e musulmani, chiediamo di lavorare per la distensione, pur sapendo quanto sia difficile “mantenere il controllo”, quando si è coinvolti emotivamente in un modo così forte. Può essere però un modo concreto per contribuire a ridurre questa inaccettabile perdita di vite umane.

Un saluto molto cordiale invitando ciascuno a fare la sua piccola parte per favorire la vita minacciata dalle paure e dalle violenze,

Luigi De Salvia

(segretario sezione italiana “Religions for Peace”)


N.B. In allegato la dichiarazione di William Vendley, segretario generale WCRP, sull’intervento israeliano a Gaza e quella del rabbino dr Ron Kronish, direttore dell’ “Interreligious Coordinating Council in Israel”.

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