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VESAKH/HANAMATSURI: il 9 Maggio gli amici buddhisti condivideranno con noi tutti questa loro grande festa; vi proponiamo una riflessione di Claudio Torrero che ce ne presenta l’origine ed i contenuti ed il messaggio che mons. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha indirizzato a tutte le comunità buddhiste del mondo.



INCONTRO ALL’ILLUMINAZIONE


In occasione della festa del Vesakh, che celebra la nascita, l’Illuminazione e il definitivo ingresso nel Nirvana di Buddha

Claudio Torrero


In un plenilunio temporalmente collocato più di due millenni e mezzo or sono, nell’India antica aveva luogo un evento destinato a imprimere una svolta nella vicenda umana. Un uomo che da anni si era posto in un cammino di ricerca, avente come meta l’origine della sofferenza di cui la vita umana è intrisa, quella notte visse un’esperienza in cui la legge che regola tutto ciò che esiste si mostrò davanti alla sua mente. Quell’uomo, che da allora venne chiamato Buddha, cioè l’Illuminato o meglio il Risvegliato, esitò a lungo prima di comunicare il contenuto della sua esperienza, dubitando che ci fossero parole adeguate; poi trovò espedienti adatti all’uso, come un buon maestro che sa di volta in volta a quali comprensioni portare i suoi allievi.

Innanzitutto dunque presentò se stesso come un medico, che della malattia di cui gli uomini e tutti gli esseri sono affetti, la sofferenza appunto, sa individuare la causa e somministrare la cura. L’originalità del metodo è nel fatto che all’uomo è prescritta una ricerca che lo indirizza nel profondo di se stesso; ma non per afferrare un essere immutabile che sorga oltre l’impermanenza e illusorietà dei fenomeni, ma per dissolvere anche quell’attesa e lasciare la mente senza appiglio: affinché rinunci a ogni separatezza e viva l’interdipendenza con tutto ciò che esiste.

Nasceva così una tra le grandi tradizioni spirituali dell’umanità, che solo in tempi recenti sarà chiamata Buddhismo; dopo che, essendosi propagata nei secoli in gran parte dell’Asia, entrerà in contatto con l’Occidente. Una tradizione invero che allo sguardo occidentale non sembra neppure una religione, ma una filosofia o un insegnamento di vita; e che tuttavia comunica intensamente all’uomo d’oggi: all’uomo della scienza e della tecnica, della secolarizzazione e della morte di Dio.

Chi volesse però intendere che il fascino dell’antico e dell’esotico che accompagna il Buddhismo in Occidente viene incontro a un bisogno di spiritualità che molti non riescono più a trovare nella tradizione cristiana rischierebbe di sottovalutare il problema; e di non vedere quanto una diffusa atmosfera pseudo-mistica sia soltanto il contraltare del materialismo dominante.

Il punto è che, più di quanto non si pensi, il nostro tempo risente dell’impoverimento spirituale degli ultimi secoli; di una cultura che ha saputo esprimere valori sociali oggi irrinunciabili, ma al prezzo dell’oblio di ciò da cui il cuore umano è vivificato. Il punto è che, in questa luce, la rivalità tra le grandi tradizioni spirituali non ha ragion d’essere, e fa pensare all’angustia di chi si contende un misero possesso, piuttosto che al coraggio di chi sa di attingere a fonti inesauribili.

Il punto è che l’atto che rende accessibili quelle fonti non è un atto appropriativo, ma un atto di rinuncia di sé. È l’atto in cui appare Cristo, cioè lo svuotamento del divino nell’Incarnazione e infine nella Croce; è l’atto in cui appare Buddha, che scava il suo cammino umano nella rinuncia e perviene infine a un incontro col divino in cui esso stesso si manifesta come mancanza di sé, ovvero ciò che verrà detto Vacuità. Entrambi gli atti non sono affermazione di un’identità , ma apertura a ciò che la trascende, e la traduzione di quell’apertura nella percezione dell’essere è amore, ovvero sentimento dell’interdipendenza.

Per queste ragioni l’evento dell’Illuminazione di Buddha, che nella festa del Vesakh viene fatto coincidere con la sua nascita e il suo definitivo ingresso nel Nirvana, non può essere estraneo all’uomo d’oggi, come non può essergli estranea la morte e la Resurrezione di Cristo. All’uomo d’oggi: ovvero all’uomo di sempre che, attraverso prospettive culturali di volta in volta diverse, si protende al di là di se stesso e nella sua dimensione più vera.





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MESSAGGIO DI MONS. J.-LOUIS TAURAN

Testimoni dello spirito di povertà:

Cristiani e Buddisti in dialogo

Cari amici buddisti,

1. La prossima festa di Vesakh/Hanamatsuri offre una gradita occasione per porgervi, da parte del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, sentite felicitazioni e gli auguri più cordiali: questa festività possa portare ancora una volta gioia e serenità nei cuori di tutti i buddisti in ogni parte del mondo. Questa celebrazione annuale offre ai cattolici l’opportunità di scambiare auguri con gli amici ed i vicini buddisti e di rafforzare, in tal modo, i legami di amicizia già esistenti e crearne di nuovi. Questi legami di cordialità ci consentono di condividere le nostre gioie, speranze e ricchezze spirituali.

2. Mentre rinnoviamo, in questo periodo, i nostri sentimenti di vicinanza a voi buddisti, diviene sempre più chiaro che, insieme, noi siamo in grado non solo di contribuire, nella fedeltà alle nostre rispettive tradizioni spirituali, al benessere delle nostre comunità, ma anche a quello di tutta la comunità umana. Avvertiamo in maniera acuta la sfida che è di fronte a noi, rappresentata, da una parte, dal sempre più vasto fenomeno della povertà nelle sue varie forme e, dall’altra, dalla ricerca sfrenata del possesso di beni materiali e dalla diffusione del consumismo.

3. Come ha recentemente affermato Sua Santità il Papa Benedetto XVI, la povertà può essere di due tipi molto differenti, cioè una povertà «da scegliere» ed una «da "combattere"» (Omelia, 1° gennaio 2009). Per un cristiano, la povertà che va scelta è quella che consente di camminare sulle orme di Gesù Cristo. Facendo così un cristiano si rende disponibile a ricevere le grazie di Cristo, che da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (cfr. 2 Cor. 8,9). Noi intendiamo questa povertà anzitutto come uno svuotamento dal proprio io, ma la vediamo anche come un’accettazione di noi stessi per come siamo, con i nostri talenti ed i nostri limiti. Tale povertà suscita in noi una volontà disponibile ad ascoltare Dio ed i nostri fratelli e sorelle, ad aprirci a loro e a rispettarli come individui. Noi apprezziamo tutta la creazione, comprese le realizzazioni del lavoro umano, ma siamo guidati a farlo liberamente e con gratitudine, attenzione e rispetto, insieme ad uno spirito di distacco che ci consente di usare dei beni di questo mondo come "gente che non ha nulla e invece possediamo tutto" (2 Cor. 6,10).

4. Al tempo stesso, come ha notato il Papa Benedetto XVI, «c’è una povertà, un’indigenza, che Dio non vuole e che va "combattuta"; una povertà che impedisce alle persone e alle famiglie di vivere secondo la loro dignità; una povertà che offende la giustizia e l’uguaglianza e che, come tale, minaccia la convivenza pacifica» (Omelia, 1° gennaio 2009). Inoltre, "nelle società ricche e progredite esistono fenomeni di emarginazione, povertà relazionale, morale e spirituale: si tratta di persone interiormente disorientate, che vivono diverse forme di disagio nonostante il benessere economico" (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2009, n. 2).

5. Mentre noi, come cattolici, riflettiamo in tal modo sul significato della povertà, siamo anche attenti alla vostra esperienza spirituale, cari amici buddisti. Desideriamo ringraziarvi per la vostra illuminante testimonianza di distacco ed appagamento per ciò che si ha. Monaci, monache e molti laici devoti tra di voi abbracciano la povertà "da scegliere", che nutre spiritualmente il cuore umano, arricchendo in maniera sostanziale la vita con uno sguardo più profondo sul significato dell’esistenza e sostenendo l’impegno a promuovere la buona volontà dell’intera comunità umana. Permettettici di rinnovare i nostri cordiali saluti e di augurare a tutti voi una felice festa di Vesakh/Hanamatsuri.

Jean-Louis Cardinal Tauran

Presidente

Arcivescovo Pier Luigi Celata

Segretario





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