Religions, Cultures, Human Rights:
Complex Relations in Evolution
International Conference
12/13 May 2010 - Ministry of Foreign Affairs, Rome
ALL'ONOREVOLE FRANCO FRATTINI
MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI
REBUBBLICA ITALIANA
"RELIGIONI, CULTURE E DIRITTI UMANI :
UN RAPPORTO COMPLESSO IN EVOLUZIONE"
Conferenza Internazionale
Roma, 12/13 Maggio 2010, presso Ministero degli Affari Esteri
DICHIARAZIONE FINALE
Dichiarazione della Conferenza Internazionale di Roma su: "Religioni, culture e diritti umani: un rapporto complesso in evoluzione". I lavori del convegno sono indirizzati a istituzioni internazionali come l'Onu, continentali come l'Unione Europea e l'Unione Africana e nazionali come i singoli Stati, associazioni governative e non governative ed esponenti delle diverse religioni del mondo.
Preambolo
Oggi constatiamo che c'è una reciproca sfida tra culture, religioni e diritti umani, sia a carattere globale, planetario, che a livello locale, nei contesti concreti degli Stati e delle comunità intermedie, a partire dalle famiglie, che sono il nucleo centrale delle società. Consci di essere in un processo di globalizzazione irreversibile, con la volontà di un incontro interculturale e nella coscienza di un comune destino di interdipendenza reciproca mondiale, ci si domanda se i diritti sono realmente condivisibili e se l'elemento religioso può favorire o meno questa integrazione.
La propensione verso i diritti umani è frutto della cultura laica o si rintracciano radici nelle diverse culture religiose? L'orientamento delle nazioni verso la pace, la giustizia e il rispetto dei diritti umani può giovarsi del contributo delle religioni? I credenti, in nome della religione, possono favorire, se non rendersi responsabili di atti di ingiustizia, di crudeltà o di terrore, contro la persona e la comunità? L'Onu, così come funziona oggi, è credibile come garante del rispetto dei diritti umani?
Di fronte a questi interrogativi, desideroso di contribuire a trovare risposte funzionali, il mondo dell'associazionismo religioso, culturale, giuridico si è qui riunito in dialogo con il mondo istituzionale per portare la propria testimonianza diretta al fine di migliorare questo rapporto complesso, o meglio, i rapporti complessi, incrociati, tra religioni, culture e tutela dei diritti umani.
Alcuni contributi condivisi
Nella complessità del rapporto tra religioni e diritti umani, sono emerse differenze tra società che non hanno vissuto la secolarizzazione e nelle quali la concezione dei diritti non è separata dalla sfera religiosa. Emerge il paradosso di Paesi che, dopo aver subito la violazione dei propri diritti fondamentali di persone, popoli e nazioni, in vecchie e nuove colonizzazioni, sono oggi interpellati per rispettare i diritti fondamentali di cui essi stessi sono stati privati. In quali termini, poi, bisogna parlare di diritti umani: riferiti all'individuo, alla comunità culturale, nazionale o umana nel suo complesso?
La religione è apparsa, nei lavori di questi due giorni, come uno degli elementi costitutivi dell'identità culturale con una valenza strategica per la costruzione di una nuova convivenza di pace dell'umanità. Il sentimento religioso supera i confini degli Stati e ogni fede religiosa ricerca la pace e la giustizia sociale.
L'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sottolinea come "Ogni uomo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti".
L'articolo 2 del Patto internazionale sui diritti sociali, economici e culturali recita:
2. Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a garantire che i diritti in esso enunciati verranno esercitati senza discriminazione alcuna, sia essa fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l'opinione politica o qualsiasi altra opinione, l'origine nazionale o sociale, la condizione economica, la nascita o qualsiasi altra condizione.
In virtù, appunto, del carattere universale di questi articoli, urge creare opportune condizioni per garantire nella nuova società multiculturale e globalizzata la libertà religiosa come la base di tutti i diritti, creando e difendendo gli spazi per esercitarla. Per evitare che l'appartenenza religiosa venga strumentalizzata in fondamentalismi volti alla conquista del potere, riteniamo che sarebbe auspicabile che i credenti facessero riferimento alla comunità religiosa, anche per la corretta interpretazione dei testi sacri, troppe volte interpretati in modo distorto per essere usati come fonti di azioni volte al raggiungimento di obiettivi contro la pace e la giustizia.
La Costituzione italiana recita nell'articolo 8: "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze".
Chiediamo, per il bene comune, che le istituzioni competenti e i diversi Stati garantiscano la libertà religiosa, di professione e manifestazione, tutelando i luoghi di culto.
Si auspica la creazione di un organo dedicato alla tutela del diritto della libertà religiosa nell'ambito delle organizzazioni internazionali.
Nel corso del dibattito è emersa la necessità di riconoscere e ascoltare le istanze degli aderenti alle religioni popolari, indigene, tradizionali (dette anche cosmiche), garantendo lo stesso quadro di diritti e doveri delle altre religioni.
PROPOSTE
I congressisti si rivolgono alle autorità per:
1. Chiedere alle istituzioni competenti di riconoscere, favorire e garantire la libertà religiosa in tutte le sue espressioni.
2. Promuovere nuove occasioni di incontro interreligioso mediante seminari, convegni, dibattiti e manifestazioni con tutti i sostegni necessari.
3. Considerare che le diverse espressioni religiose, per ottenere il riconoscimento statuale, devono concretizzarsi in una cittadinanza attiva e tangibile sul territorio.
A nome dei congressisti, il comitato di coordinamento:
Luigi De Salvia,
Nunzia Esposito,
Martin Nkafu Nkemnkia
Roma, 13/05/2010