Religioni per la Pace Italia


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DEFENESTRARE" CROCIFISSI DA SCUOLE NON RELIGIOSE O PROMUOVERE DIALOGO E PLURALISMO




Comunicato stampa

“DEFENESTRARE” CROCIFISSI DA SCUOLE NON RELIGIOSE
O PROMUOVERE DIALOGO E PLURALISMO ?

E’ innegabile come in un mondo nel quale i confini culturali e religiosi sono sempre meno rigidi si avverta la necessità che le religioni si pongano sempre più come interlocutori spirituali dell’umanità piuttosto che come bandiere di identità nazionale in competizione.

Non è necessario essere storici od osservatori politici di professione per valutare il carattere rischioso di arroccamenti etno-religiosi che tuttora rappresentano tra i più rilevanti fattori di instabilità nelle relazioni internazionali.

Ma possono questioni delicatissime e “ad alta tensione”,quali i rapporti tra chiesa romano-cattolica e stato italiano, derivate da ferite passate molto serie che hanno trovato solo parziali tregue e non certo ancora una pacificazione piena, essere risolte da una “stoccata” di un’entità giuridica quale la corte europea per i diritti umani di Strasburgo?

A giudicare dalla “guerra di religione” che ha scatenato, soprattutto in Italia, si direbbe di no.

D’altra parte, come persone che fanno riferimento in modo leale e realistico alle proprie tradizioni religiose non possiamo ignorare il problema dell’opportunità o meno di un simbolo religioso obbligatorio in luoghi istituzionali condivisi, quali le scuole pubbliche.

La ”regola aurea” che accomuna le religioni e le filosofie umanistiche ci inviterebbe a non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi.

Proprio l’amore ai simboli delle nostre tradizioni, che accettiamo nelle loro luci e nelle loro “ombre”, dovrebbe indurci a non rendere gli stessi occasione di scandalo. La nostra sofferenza per l’imposizione di simboli di regime nelle tragiche esperienze totalitarie europee del secolo scorso dovrebbe renderci attenti a che non siano vissuti nello stesso modo i simboli che più ci stanno a cuore.

In realtà c’è bisogno di ben altro,in positivo, per quanto riguarda il rapporto tra le religioni e la scuola e tra la scuola e le religioni.

Dovremo interrogarci se, a livello scolastico, la storiografia politica, letteraria ed artistica sia sufficientemente adeguata a favorire uno sguardo ampio e “non giudicante” alle grandi tensioni del percorso dei popoli attraverso i secoli, che si esprimono spesso come confronti e scontri di valori religiosamente fondati, applicati alle relazioni ed alle possibilità di sopravvivenza e di convivenza.

Non si può non ammettere che la contrapposizione amplifica i problemi anziché risolverli; consegna questioni delicate alle componenti più inquiete degli opposti schieramenti e toglie la parola alla ragionevolezza che potrebbe prendersi cura dei conflitti perché avverte, con profondo senso di solidarietà, il limite costitutivo della condizione umana ed il suo contemporaneo bisogno di pace.

Da vari anni stiamo sperimentando la possibilità di dialogo e di cooperazione a vari livelli tra le religioni e tra religioni e culture umanistiche che hanno portato a relazioni positive impensate in passato, quando sembrava inevitabile l’autarchia e la delegittimazione reciproca. Numerose esperienze in tal senso si sono svolte anche nelle scuole italiane.

Invitiamo pertanto tutti, comunità religiose ed istituzioni culturali e civili, a procedere responsabilmente su questa strada, non certo lineare e senza difficoltà, mobilitando le nostre energie per costruire ponti anziché muri e tenderci la mano anziché “lanciarci sassi”, magari in nome di principi giusti.

Luigi De Salvia (segretario generale sezione italiana RELIGIONS FOR PEACE)


Roma, 07/11/09



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