PER L’AUTONOMIA DEL POPOLO TIBETANO
Dolma Gyari, Vice Presidente del Parlamento Tibetano in Esilio ha avuto recentemente in Italia una serie di incontri sia pubblici sia istituzionali ( accompagnata da una delegazione di parlamentari dell’Intergruppo per il Tibet è stata ricevuta da vicepresidenti di camera e senato) con l’obiettivo di ottenere l’attenzione delle istituzioni italiane sulla repressione del dissenso politico che continua e si aggrava in Tibet.
Le recenti condanne a morte nei confronti di tibetani che avevano partecipato alle manifestazioni del marzo 2008 confermano che la Repubblica Cinese continua a usare il pugno di ferro nei confronti dei tibetani che rifiutano e si oppongono alle politiche “colonizzatrici” del governo cinese. Al tempo stesso, Pechino rifiuta di riconoscere il ruolo e la funzione politica svolta in questi decenni dal Dalai Lama attraverso la pratica e la predicazione della nonviolenza come espressione di dissenso politico e la richiesta di piena autonomia per il Tibet all’interno della Cina.
Lo scorso 10 marzo la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una mozione con la quale impegna il Governo “a rafforzare la posizione comune in sede europea a favore di un dialogo costante, aperto, veritiero e costruttivo tra le autorità di Pechino ed i rappresentanti del Dalai Lama, essendo questi ultimi interlocutori essenziali, al fine di giungere ad una soluzione mutuamente soddisfacente della questione tibetana,(…)”
La visita in Italia di Dolma Gyari ha rappresentato senza dubbio un’ottima occasione per ribadire il sostegno del Parlamento e del Governo italiano alle istituzioni politiche tibetane in esilio nel loro faticoso tentativo di dialogo con le autorità cinesi, che almeno finora non sembra avere gli sbocchi desiderati.
Di seguito la dichiarazione programmatica dell’ ASSOCIAZIONE COMUNI,PROVINCIE E REGIONI PER IL TIBET votata a Roma il 10 marzo 2009 ( con adesione di associazioni e movimenti, tra i quali WCRP-Italia):
Noi sottoscritti, sindaci, presidenti e rappresentanti di Comunità Montane, Comuni, Province e Regioni d’Italia:
Premesso che:
- Oggi ricorre il 50° anniversario dell’insurrezione di Lhasa, l’evento traumatico del 10 marzo 1959 che ha sancito la fuga e l’inizio dell’esilio del Dalai Lama e di migliaia di tibetani;
- La ricorrenza storica odierna è particolarmente significativa dal punto di vista politico poiché simboleggia, nel percorso della lotta di resistenza nonviolenta del popolo tibetano, oltre che l’esilio anche l’inizio di una riflessione e di una pratica politica che ha poi portato alla definizione di una prospettiva moderna e democratica ed alla nascita di istituzioni parlamentari e governative su base elettorale;
- La dimensione temporale nella questione tibetana ha una valenza oggettiva ed imprescindibile nella dinamica in corso, proprio a fronte della palese strategia cinese che in questi decenni si è configurata come una continua presa di tempo e di dilazione, in attesa che fatti compiuti diventino irreversibili;
- Il parametro della libertà religiosa, elemento decisivo e fecondo per valutare il livello di democrazia di un regime e per determinare i rapporti internazionali fra gli stati, nel caso del Tibet assume una valenza ancora più ampia nel quadro della salvaguardia dell’intero patrimonio culturale, storico, linguistico e persino ambientale tibetano.
Ricordiamo che:
- il Tibet è stato occupato militarmente dalla Repubblica Popolare Cinese sin dal 1949 e la politica cinese nel Paese delle Nevi ha portato alla morte di circa 1.200.000 tibetani, all’esilio di circa 300.000 persone, alla distruzione di oltre 6.000 monasteri, all’incarcerazione e alla tortura di decine di migliaia di tibetani, alla colonizzazione indotta o forzata dell’altopiano tibetano con milioni di coloni cinesi han ed alla più recente politica di sedentarizzazione forzata delle tradizionali popolazioni nomadi tibetane, mettendo in atto un vero e proprio genocidio culturale e di popolo, rendendo minoranza marginalizzata e repressa i tibetani all’interno del Tibet storico;
- a seguito del fallimento anche dell’ottavo round di incontri dal 2002 al 2008 fra una delegazione del Dalai Lama e le autorità cinesi, svoltosi all’inizio di novembre a Pechino, è stato reso pubblico, a Dharamsala, sede del Parlamento e del Governo tibetani in esilio, il “Memorandum sulla genuina autonomia del popolo tibetano”, documento che per la prima volta esplicita nel dettaglio la concreta proposta di trattativa dei tibetani per il dialogo con le autorità cinesi e documenta tutte le difficoltà frapposte dai cinesi al buon esito del dialogo.
Ribadiamo che:
- sono sempre più incomprensibili ed insostenibili - in qualsiasi consesso internazionale - le accuse del regime di Pechino con le quali si continua a negare il ruolo di interlocutore attendibile ed affidabile al Dalai Lama e agli organismi democratici costituiti dai tibetani nell’esilio di Dharamsala;
- la strategia politica detta della “via di mezzo”, proposta dal Dalai Lama e sostenuta dal Parlamento e dal Governo tibetano in esilio, e riconfermata dall’eccezionale riunione degli “stati generali del Tibet” convocati a Dharamsala lo scorso anno, rappresenta tuttora una puntuale e concreta proposta politica che mira ad ottenere il riconoscimento di una vera autonomia del popolo tibetano, pur all’interno del quadro giuridico e costituzionale della Repubblica Popolare di Cina;
- in Tibet è tuttora in atto una brutale e violenta repressione, da parte del regime cinese, di ogni manifestazione pacifica a favore della libertà e della democrazia e si è dovuto registrare, ed un’altra ondata di repressioni attualmente in corso proprio in concomitanza di questo 50° anniversario dell’esilio;
- lo stesso Dalai Lama ha sempre voluto porre l’attenzione e moltiplicare gli sforzi per la promozione della democrazia per i cinesi stessi e per le altre, molte minoranze etniche, politiche, religiose oppresse, come i tibetani, quali sono gli uiguri, i mongoli, i falun gong, ma anche i cristiani della “chiesa del silenzio”;
Su queste basi decidiamo di:
- esprimere un forte auspicio affinché la Camera dei Deputati sappia corrispondere alla proposta di mozione dell’Intergruppo parlamentare per il Tibet che proprio oggi è in discussione nell’aula di Montecitorio
- esprimere altresì l’auspicio affinché il Parlamento Europeo - quello tuttora in carica e quello che uscirà dalle elezioni europee del prossimo giugno - sappia essere il necessario propulsore di una politica estera comune sulla questione tibetana e nei rapporti necessari con la Repubblica Popolare di Cina;
- invitare ancora una volta e fermamente le attuali autorità cinesi a realizzare un effettivo rispetto dei principi sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nel Patto sui Diritti Civili e Politici per gli stessi cittadini della Cina e per tutti i popoli attualmente in essa organizzati e nella risoluzione approvata il 18 dicembre 2007 dall’Assemblea Generale dell’Onu sulla moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo;
Diamo inoltre mandato ai Referenti dell’Associazione:
- di individuare forme ed occasioni per promuovere e divulgare il contenuto del “Memorandum sulla genuina autonomia del popolo tibetano”;
- di continuare a sostenere la campagna internazionale “Una bandiera per il Tibet”, attraverso l’approvazione di appositi ordini del giorno, mozioni o risoluzioni;
- di promuovere attivamente l’adesione di nuovi enti locali all’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet.
Invita:
tutti gli enti locali che hanno sinora aderito all’Associazione a continuare ed incrementare la mobilitazione politica, prima che culturale, a favore della causa tibetana e ad individuare forme di sostegno amministrativo agli esuli tibetani in Italia, sempre alle prese con difficoltà burocratiche.