Religioni per la Pace Italia


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Ascoltare il silenzio

(già pubblicato su Conoscersi e Convivere - La Città del Dialogo, Anno 1. Numero 0, Marzo 2007)

Giancarla Goracci




Ecco alcuni elementi di un ‘braimstorming dell’anima’ che l’invito all’esperienza PASSI IN PACE (21 ottobre 2006) ha risvegliato in me. Da sempre affascinata da tutto ciò che abbia a che fare con il viaggio, con il pellegrinaggio, ho accolto l’invito degli amici buddisti a questo percorso silenzioso in un tratto suggestivo di Roma, che ci ha visti uniti, credenti di diverse fedi e non credenti, per il comune impegno a favore del dialogo e della pace. Ho subito intuito che avevo l’occasione di fare un ‘viaggio’ che, per il semplice incontro con altre persone e, attraverso l’abbandono di me stessa, mi avrebbe permesso di tornare diversa. Grazie alle differenti provenienze sarebbe stato possibile, camminando fianco a fianco, percepire la realtà non solo con i miei occhi di cristiana.

Sotto una leggera pioggia i rintocchi della campana che il monaco buddista ha fatto risuonare, hanno dato inizio dal Colosseo al cammino di noi presenti: ‘un piede dopo l’altro sulla Terra, anche nel cuore della città, entrando nel ritmo del proprio respiro e nella distensione di tutte le tensioni’. Quando visitiamo paesi e città pensiamo di muoverci nello spazio. In realtà cerchiamo di spostarci nel tempo. Ed il tempo, d’altronde, quel pomeriggio sembrava essersi fermato. Quella fila di persone che lentamente camminava, calpestando ora i sampietrini di ieri, ora l’asfalto di oggi, era tenuta insieme da un sottile ed invisibile respiro, come ragni, che secondo la simbologia dell’antica Cina, tessono i fili dei destini umani, in attesa della gioia del cielo. Quale era l’intento del nostro percorso? Camminare insieme non solo PER la pace ma soprattutto IN pace. Mi tornava in mente la frase di Margherite Yourcenar: “il viaggio è una contemplazione in movimento”. Mentre in silenzio i nostri passi procedevano lungo il marciapiede di via dei Fori Imperiali, si acuiva in me la consapevolezza dei Sensi: la città sembrava avere un rumore insolito al mio orecchio. Era un rumore interno, dove i suoni quotidiani si sopivano e altri, inusitati, risuonavano. Ricordo di essermi incontrata con alcuni sguardi dei ‘passanti’. Qualcosa forse distingueva noi da loro…? Sembrava si interrogassero su questo lungo ‘millepiedi’, che con cadenza armoniosa e passo felpato acuiva il con-tatto con la terra; leggevo nei loro occhi una curiosità, non mentale, ma esistenziale. Mi sono detta che, forse, qualche passo IN pace l’avevamo apprestato, seppur coltivare la pace sia l’arte di una vita; anche in loro d’altronde si era risvegliato per un attimo il bisogno profondo di esserci. Sembrava insomma un film muto, dove nomadi si incontravano sul set di diverse scene e le frontiere, incredibilmente, sparivano. Nel ‘contagio’ dello sguardo incontravamo l’ospitalità. Ero come uscita da me stessa, pur restandoci. Quel camminare era per me un vestito che metteva alla prova la capacità di indossare il mondo, lontano da casa. Ogni cinquanta passi il capofila si alternava uscendo dal gruppo e stando al lato del serpentone in attesa di mettersi in coda, in un gioco di responsabilità e di affidabilità verso l’unico corpo in movimento. Ho assaggiato, apprezzandone tutto l’insolito e sfuggente gusto, uno spicchio di libertà, anche quando luoghi fisici o psichici intrappolano il corpo e l’anima. Ed ecco profilarsi davanti a noi la salita verso il Campidoglio. Festosamente accolti dai canti e dalle danze di strada del gruppo degli Hare Krishna, a ricordare i valori dello spirito spesso relegati nell’oblio del materialismo imperante della vita odierna, ci siamo messi in cerchio, una volta raggiunta la piazza. Realizzazione questa di Michelangelo Buonarroti per Paolo III, che seppe realizzarla in modo maestoso per la maestria delle proporzioni e delle soluzioni prospettiche; mi è sembrato uno scenario coerente allo stato d’animo creatosi: credenti e non credenti, italiani e cittadini di diverse provenienze, insieme a meditare, alla presenza anche di esponenti religiosi e autorità civili per essere testimonianza di pace nella società. Il cammino aveva perso ormai i connotati del luogo. Ogni passo è stato ‘il primo e l’ultimo’. E qui il silenzio ha avuto l’ultima parola; ho udito solo l’acqua della fontana. “Il viaggio, è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”(G. De Maupassant). Mi sono chiesta, se questa sensazione fosse l’utero materno, il fiore del loto al centro del piede di Buddha, la scala del paradiso terrestre, o quella della discesa agli inferi, nella verticale ricerca della felicità e dell’Assoluto. E l’acqua sgorgava. Con compassione sgorgava, aprendo la strada alla solidarietà.

Così, sentivo il bisogno di allargare il mio orizzonte: una ‘conversione’ intesa come un ‘volgersi insieme ad uno sguardo più ampio’ .” La meta del viaggio, interno o esterno che sia, non è adottare un’altra tradizione, bensì ritornare a casa con una nuova coscienza dell’immensità di ciò che è in gioco nella vita umana. Ho partecipato alla camminata senza blocco degli appunti, senza penna… Non mi aspettavo di registrare l’Assoluto. L’Assoluto d’altronde non può essere detto. Oggi però andrei anche senza ombrello sotto la pioggia lieve, per farmi toccare dall’ineffabilità dell’Assoluto, se mai riuscissi ad incontrarla di nuovo, negli occhi dell’altro.


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