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APPELLO FINALE DEL SUMMIT DEI LEADERS RELIGIOSI RIUNITI A ROMA IL 16 e 17 GIUGNO 2009, PRESENTATO IL 10 LUGLIO ALLA RIUNIONE ALLARGATA DEI G8
Noi, leaders delle religioni mondiali e delle tradizioni spirituali convenuti in Roma in occasione del Summit dei G8 del 2009, siamo uniti nel nostro impegno comune per la giustizia, per la protezione della vita umana e per la costruzione del bene comune, credendo nella dignità inviolabile, “per decreto divino”, di ogni persona dal concepimento alla morte.
Noi parliamo dal cuore della grande maggioranza della famiglia umana costituita dai membri delle tradizioni religiose e spirituali. In tempi di crisi economica, quando molte sicurezze si vanno sgretolando, noi sentiamo ancora più acutamente il bisogno di un orientamento spirituale. Noi siamo convinti che la vita spirituale e la libertà di praticarla sia la vera garanzia per una libertà autentica. Un approccio spirituale può toccare la “fame di senso” nella nostra società contemporanea. Il materialismo si è spesso espresso in forme idolatriche e si è mostrato impotente nella crisi attuale.
Noi portiamo avanti il lavoro importante iniziato in incontri interreligiosi tenuti immediatamente prima dei Summits dei G8 (a Mosca 2006, a Colonia 2007, a Sapporo (Giappone, ndt) 2008,A Roma 2009) ed impostato a partire dai primi incontri di Londra. Siamo stati riuniti dalla Conferenza Episcopale Italiana, con il supporto del Ministro degli Esteri italiano, che ringraziamo per l’assistenza.
Noi salutiamo i leaders delle nazioni che si riuniranno a L’Aquila e preghiamo per loro in quanto esercitano delle pesanti responsabilità per affrontare le sfide che si presentano oggi alla famiglia umana.
Abbiamo iniziato il nostro incontro a L’Aquila in solidarietà con coloro che stanno soffrendo qui per il terremoto devastante ed anche in solidarietà con coloro che in tutto il mondo stanno sostenendo i pesi della sofferenza.
Siamo convinti che la politica mondiale abbia bisogno di un solido paradigma basato sui valori morali per rivolgersi alle sfide di oggi. Attraverso la nozione di “sicurezza condivisa” noi possiamo portare all’attenzione il carattere globale di quanto ci sta a cuore sul piano morale e religioso. Stiamo usando il termine “sicurezza” in una maniera nuova. Aggiungiamo la parola “condivisa” per portare all’attenzione una convinzione morale fondamentale: il benessere di ciascuno è legato al benessere degli altri e del nostro ambiente. La sicurezza condivisa mette a fuoco la fondamentale interrelazione tra le persone e con l’ambiente. Include anche un rispetto generale per l’interconnessione e la dignità di ogni forma di vita e riconosce il fatto fondamentale che tutti viviamo in un unico mondo. Infine siamo convinti che per superare la violenza sia necessaria e possibile la giustizia con capacità di compassione e di perdono.
La sicurezza condivisa ha a che fare con tutto l’insieme delle relazioni umane da quella tra le singole persone ai modi nei quali i popoli sono organizzati in nazioni e stati. Ne consegue che la sicurezza di un attore nelle relazioni internazionali non debba essere di danno per un altro. I leaders internazionali che sono responsabili di decisioni globali debbono agire con trasparenza ed essere aperti ai contributi di tutte le parti coinvolte.
L’attuale crisi finanziaria ed economica grava nel modo più pesante sui poveri. In riferimento a queste crisi facciamo appello ad un nuovo patto finanziario che (1) affronti correttamente le cause della crisi finanziaria, (2) riconosca il bisogno di principi morali di base, (3) includa gli azionisti e (4) incentivi il bisogno urgente di finanziamenti destinati allo sviluppo. Siamo convinti che , in un tempo di crisi economica e di disorientamento spirituale degli uomini e delle donne di oggi , le religioni possono e devono offrire un contributo alla ricerca del bene comune. Di fronte a questa crisi, sorge il bisogno di quella saggezza spirituale affidata alle grandi religioni mondiali per orientare il percorso etico per la giustizia e la prosperità. Concretamente, come parte della riforma del sistema finanziario, chiediamo con urgenza un’azione concertata per bloccare il sistema bancario che naviga fuori delle regole. A proposito dell’assistenza allo sviluppo, chiediamo con sollecitudine di includere come partners della società civile istituzioni che comprendano le comunità religiose e le loro organizzazioni.
In continuità con i precedenti summits delle religioni mondiali noi proseguiamo nel sollecitare l’attuazione del Millenium Development Goals- MDG- (Obiettivi di Sviluppo del Millennio). Il loro completamento è stato promesso per il 2015, ma attualmente siamo troppo indietro. La crisi in corso ha peggiorato la situazione di coloro che l’MDG avrebbe dovuto assistere. Noi insistiamo che si debba considerare un imperativo per la vita di milioni di persone la realizzazione degli MDG programmati e ci impegniamo a lavorare con i leaders dei G8 per questo scopo.
L’Africa è già duramente colpita dalla crisi finanziaria mondiale e corre il rischio di essere seriamente danneggiata nei suoi sforzi contro la povertà con un impatto negativo sulla crescita economica dei suoi paesi. E’ nostra speranza che la comunità internazionale ponga l’Africa al centro delle politiche per lo sviluppo, trovando nuove risorse per finanziare la cooperazione e favorire il coinvolgimento degli stati e delle società civili dei paesi africani in una prospettiva di rinascita dell’intero continente. Nello stesso contesto vorremmo affermare che è venuto il tempo per impegnarci con decisione per la guarigione di questo intero continente ferito.
A settant’anni dall’inizio della grande tragedia per l’umanità quale è stata la II guerra mondiale ed i numerosi conflitti che ne sono derivati, causando grande sofferenza umana, ingiustizia e povertà, noi facciamo appello alle nazioni perché resistano a fare della guerra un mezzo per la politica internazionale e facciano ogni sforzo per stabilire una pace giusta per tutti. Noi crediamo che il tentativo di dominare militarmente il mare, lo spazio, i territori neutrali o gli stati crei ostacoli sulla via del disarmo nucleare e convenzionale. Crediamo anche che il disarmo convenzionale e gli sforzi per bandire tecnologie ed iniziative militari che potrebbero provocare una nuova corsa agli armamenti dovrebbe procedere in stretto contatto con gli sforzi per andare avanti nel disarmo nucleare.
Noi chiediamo al Summit dei G8 di perseguire una rigorosa attuazione delle politiche di riduzione e di non-proliferazione nucleare che porti all’obiettivo di un disarmo nucleare totale. Facciamo un appello che i cinque stati riconosciuti come dotati di armi nucleari lavorino in direzione di una riduzione graduale delle armi nucleari esistenti: Gli stati che detengono armi nucleari in maniera non riconosciuta devono dichiarare apertamente il loro possesso, impegnandosi anch’essi per la loro eliminazione ed entrare a far parte dell’NPT ( trattato di non proliferazione, ndt). Noi facciamo pressione per una pronta ratifica ed entrata in vigore del ”Comprehensive Test Ban Treaty” (Trattato Globale di Bando dei Test) e per un impegno a non intraprendere azioni che portino alla reintroduzione di ogni tipo di test per le armi nucleari.
Richiamiamo l’attenzione sulla condizione del numero sempre crescente di immigranti “illegali” e sull’assenza di standards adeguati ed uniformi, sanciti per la loro protezione. Noi sollecitiamo il rispetto dei pieni diritti e della dignità di queste persone e l’introduzione,ove indicata, della condivisione di costi allorché gli stati rivalutano le loro politiche globali per i residenti legali e per l’immigrazione. Richiamiamo inoltre, con forza, l’attenzione sul fatto che l’immigrazione sta crescendo e che la pressione ecologica può accelerarla parecchio.
Noi rappresentanti delle tradizioni religiose e spirituali mondiali, riuniti in questi giorni a Roma, di fronte alle minacce ed alle sfide di un tempo difficile di crisi per le nostre società, riaffermiamo il nostro impegno a lavorare con tutte le persone di buona volontà per la realizzazione del bene comune. In questo contesto facciamo un appello a stabilire meccanismi per il dialogo tra comunità religiose, leaders politici, organizzazioni internazionali e strutture della società civile.
Il nostro metodo e la nostra forza di ieri, di oggi e di domani sarà sempre e solo la trasformazione dei cuori e l’azione comune attraverso il dialogo.
Il dialogo è un’arte che ognuno deve praticare e coltivare all’interno e tra le religioni, la cultura, la politica e specialmente tra coloro che gestiscono il potere nel mondo. Il dialogo richiede coraggio e permette alle persone di vedersi l’un l’altro più chiaramente, riuscendo così ad offrire vita e speranza alle nuove generazioni.
Questo è il nostro impegno rinnovato, questo è l’appello che rivolgiamo al mondo.
Ci impegnamo ad incontrarci di nuovo in Canada nel giugno 2010.
Versione originale in inglese:
IV Summit of Religious Leaders
on the occasion of the G8
Rome, June 16 – 17 , 2009
Final Call
We, leaders of the worlds religions and spiritual traditions gathered in Rome on the eve of the G8 Summit of 2009, are united in our common commitment to justice and the protection of
human life, the building of the common good and the belief on the divinely established and inviolable dignity of all people from conception to death.
We speak from the heart of the great majority of the human family who are members of religions or spiritual traditions. In a time of economic crisis when many securities are crumbling, we feel even more acutely the need for spiritual orientation. We are convinced that spiritual life and the freedom to practice it is the true guarantee for authentic freedom. A spiritual approach can touch the hunger for meaning in our contemporary society. Materialism often expresses itself in idolatrous forms and has proved powerless in the present crisis.
We carry forward important work begun in multireligious meetings held just prior to the G8 Summits, (in Moscow 2006, Cologne 2007, Sapporo 2008, Rome 2009) and building on earlier meetings in London. We have been convened by the Italian Bishops Conference, with the support of the Ministry of Foreign Affairs for whose assistance we are grateful.
We greet the leaders of the nations gathered in L’Aquila and we pray for them as they exercise their heavy responsibilities to confront the challenges facing the human family today.
We commenced our meeting in L’Aquila in solidarity with those who are suffering there from the devastating earthquake and in solidarity also with all those around the world who are bearing the burdens of suffering.
We are convinced that the world politics needs a solid paradigm based on moral values to address today’s challenges. Through the notion of shared security we can draw attention to the comprehensive character of our moral and religious concerns. In the light of this understanding of shared security we make the following comments on matters of the greatest importance. We are using the term “security” in a new way. We add the word “shared” to draw attention to a fundamental moral conviction: the wellbeing of each is related to the wellbeing of others and to our environment. Shared security focuses on the fundamental inter relatedness of all persons and the environment. It includes a comprehensive respect for the interconnectedness and dignity of all life and acknowledges the fundamental fact that we all live in one world. Ultimately we are convinced that to overcome violence justice with compassion and forgiveness are necessary and possible.
Shared security is concerned with the full continuum of human relations from relationship amongst individuals to the ways that people are organized in nations and states. It follows that the security of one actor in international relations must not be detrimental to another. Those international leaders who are responsible for global decision-making must act transparently and be open to the contribution of all involved.
The current financial and economic crisis weighs most heavily upon the poor. Addressing these related crises call for a new financial pact that addresses squarely (1) the causes of the financial crisis, (2) acknowledges the need basic moral principles, (3) includes all stakeholders and (4) places at a premium the urgent need for sustained financing for development. We are convinced that, in a time of economic crisis and spiritual disorientation for the men and women of our time, religions can and must offer a decisive contribution to the search for the common good. As we confront this crisis, there is the need for the spiritual wisdom entrusted to the great world religions so as to steer an ethical path to justice and human flourishing. Concretely, as part of the reform of the finance system, we urge concerted action to close down the unregulated off shore banking system. Regarding development assistance, we urge the inclusion as partners of civil society organizations including especially religious communities and their organizations.
In continuity with previous world religious summits we continue to call for the fulfilment of the Millennium Development Goals. Their completion has been promised for 2015, but progress has now fallen behind. The current crisis has worsened the situation of those whom the MDG’s are designed to assist. We insist that it is an imperative for the lives of millions that the MDG’s be fulfilled on schedule and we commit ourselves to work together with the G8 leaders to that end.
Africa is already hard hit by the world financial crisis and it runs the risk of being seriously damaged in its efforts against poverty with a negative impact on the economic growth of its countries. It is our hope that the international community places Africa at the centre of policies for development, by finding new sources for financing cooperation and favoring the involvement of States and civil societies of African countries in a perspective of rebirth of the whole continent. In this same context we would like to affirm that the time has come to commit ourselves decisively to the healing of the entire continent wounded.
Seventy years from the beginning of the great tragedy for humanity that was World War II and the many subsequent conflicts, causing human suffering, injustice and poverty, we call for nations to resist making war a means of international politics and to make every effort to establish a just peace for all. We believe that the attempt to militarily dominate the sea, space, neutral territories or states creates obstacles on the way to nuclear and conventional disarmament. We also believe that conventional disarmament and efforts to ban military technologies and initiatives that could provoke a new arms race should go hand in hand with efforts to advance nuclear disarmament.
We call the G8 Summit to pursue rigorous implementation of nuclear reduction and non-proliferation policies leading to the goal of total nuclear disarmament. We call the five acknowledged nuclear-weapon states should work toward minifying existing nuclear weapons step by step. States with nuclear weapons that have not acknowledged them must acknowledge their possession, make similar commitments to their elimination and enter into the NPT. We press for prompt ratifications and entry into force of the Comprehensive Test Ban Treaty and commit to take no action leading toward the reintroduction of any form of nuclear weapons testing.
We call attention to the plight of the ever growing number of “illegal” immigrants and the absence of adequate and uniform standards designed to protect them.
We urge that the full rights and dignity of people be respected and cost-sharing introduced where appropriate as states re-evaluate their comprehensive policies for legal residents and immigration. We urge attention to the fact that immigration is growing and that ecological pressure may greatly accelerate it.
We representatives of world religions and spiritual traditions gathered in these days in Rome facing the threats and the challenges of a difficult time of crisis for our societies, reaffirm our commitment to work with all people of good will, for the realization of the common good. In this context we call for the establishment of mechanisms for dialogue between religious communities, political leaders, international organisations and civil society structures.
Our method and our strength, the strength of yesterday, today and tomorrow will always and only be that of the transformation of hearts and shared action through dialogue.
Dialogue is an art that everyone must practise and cultivate within and between religions, culture, politics and especially those who have power in the world. Dialogue requires courage and enables people to see each other more clearly, enabling us to offer life and hope to new generations.
This is our renewed commitment, this is the appeal we address to the world.
We commit ourselves to meet again in Canada in June 2010.