17/01/2012
La Giornata per il Dialogo ebraico-cattolico. La 23esima edizione di un evento di portata nazionale che si è radicato nella tradizione italiana
LISA PALMIERI BILLIG
ROMA
Dal 1990, il 17 gennaio di ogni anno le chiese cattoliche, gli istituti teologici e le associazioni Amicizia Ebraico-Cristiana di tutta Italia organizzano eventi che riguardano il dialogo religioso ebraico-cattolico.Questa data precede immediatamente la settimana annuale di preghiera ecumenica per l’unità dei cristiani.
La vicinanza temporale non è un caso. Con la promulgazione del documento del Concilio Vaticano II, “Nostra Aetate”, è stato riconosciuto il fatto che l’Ebraismo racchiude le radici del Cristianesimo. Si tratta di un “fratello maggiore” nella fede, forte e moderno, essenziale per il Cristianesimo. Per questo motivo la “Commissione per le relazioni religiose con l’Ebraismo” è stata istituita presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani oltre, naturalmente, al ruolo storico ricoperto dal primo presidente del Consiglio, il Cardinale Agostino Bea, nell’ambito della promozione “del documento sugli ebrei” durante il Concilio.
Questa vicinanza temporale, fisica e storica potrebbe scivolare in un terreno ambiguo se si presentassero i timori, dal lato ebraico, del ritorno del proselitismo cattolico, che interferirebbero temporaneamente con il dialogo. Ciò accadde già nel 2009 quando il rabbinato italiano annullò la sua partecipazione agli incontri del 17 gennaio, come protesta nei confronti della riscrittura della “Preghiera per la conversione degli ebrei” del Venerdì Santo, pubblicata come parte del risorto messale tridentino. Solo dopo una corrispondenza tra la Segreteria di Stato vaticana e il Gran Rabbinato d'Israele fu ristabilita la pace tra i leader delle due religioni.
L'“Osservatore Romano” pubblicò inoltre degli articoli chiarificatori del Cardinale Walter Kasper e di Padre Norbert Hofmann, rispettivamente Presidente e Segretario della Commissione, specificando che le “speranze” cattoliche relative alla conversione ebraica al Cristianesimo sono “escatologiche” e riguardano esclusivamente la fine dei tempi piuttosto che il presente.
Dal primo colloquio fraterno del 1990 della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), nella chiesa parrocchiale in Campitelli vicino all’antico ghetto di Roma, la “Giornata del Dialogo” si è diffusa in tutta Italia. Qui, l’allora rabbino capo di Roma, Elio Toaff, e l’allora vescovo ausiliare di Roma, Monsignor Clemente Riva (di benedetta memoria), s'incontrarono per discutere circa le affinità e i problemi, cercando di creare una nuova, creativa relazione tra l’Ebraismo e il Cristianesimo. Oggi i leader e i partecipanti al dialogo si confrontano insieme su importanti argomenti teologici, spesso occupandosi di fondamentali questioni attuali.
Dopo aver affrontato i primi cinque comandamenti negli scorsi anni, quest’anno il tema è stato dedicato al sesto comandamento “Non uccidere”.
I punti essenziali degli argomenti possono essere consultati sul sito web della Cei e sono il risultato di uno sforzo di cooperazione tra Mansueto Bianchi, Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo della Conferenza Episcopale Italiana ed Elia Enrico Richetti, Presidente dell'Assemblea dei Rabbini d'Italia.
Ecco una breve panoramica su alcuni dei momenti fondamentali della giornata (che non tengono conto dei numerosi altri incontri in tutta la nazione): a Roma, alla Pontificia Università Lateranense il rabbino capo di Roma, Dr. Riccardo Di Segni, incontrerà il Prof. Mauro Cozzoli.
La discussione sarà presieduta dal Presidente della Commissione Diocesana per l'Ecumenismo e il Dialogo, il vescovo Benedetto Tuzia; a Viterbo all’Istituto Teologico San Pietro, Marco Cossuto Morelli, Vicepresidente dell’Associazione Amicizia Ebraico-Cristiana di Roma, incontrerà la Prof.ssa Maria Brutti; a San Vito dei Normanni, la Comunità delle Suore Oblate Benedettine e l’Ufficio diocesano per l'Ecumenismo e il Dialogo daranno il benvenuto alle relazioni dellaProf.ssa Daniela Piattelli e di Don Lorenzo Elia, moderate dal Dr. Giovanni Morelli; ad Assisi, centro storico delle relazioni interreligiose, la Residenza del Vescovo (Vescovado) sarà teatro del dialogo tra Padre Giulio Michelini (ofm) e Lisa Palmieri-Billig (rappresentante dell’AJC presso la Santa Sede).
L’Associazione Amicizia Ebraico-Cristiana di Napoli invece, si affiderà al linguaggio comune ed universale della musica per celebrare la giornata, invitando un tradizionale gruppo di Klezmer per intrattenere (ed ispirare) i suoi membri.
Le Monache Benedettine Camaldolesi di Roma, avvantaggiate dal loro bellissimo convento sull’Aventino a Roma, hanno ospitato un incontro domenica 15 gennaio, organizzato dall’Associazione Amicizia Ebraico-Cristiana di Roma (Adelina Bartolomei, Presidente) e dalla Società Ecumenica (Stefano Ercole, Presidente). Il Professor Joseph Sievers del Pontificio Istituto Biblico e il rabbino Roberto Colombo, di comune accordo, hanno presentato un’interpretazione approfondita, accademica e toccante dal punto di vista morale delle scritture, partendo da un principio fondamentale: il divieto di omicidio non riguarda solo l’annientamento fisico, ma si applica anche all’assassinio della libertà dell’uomo.
Il sesto comandamento, ha affermato il rabbino Colombo, rappresenta un’immagine speculare del primo comandamento della Bibbia ebraica: “Io sono il Signore, Dio tuo” si trova all’inizio dei primi cinque, mentre “Non uccidere” si trova all’inizio del secondo gruppo. Lo spirito divino in ogni essere umano può essere ucciso, ed oggi continua ad esserlo, tramite la soppressione della Parola di Dio a causa di ostacoli alla libera espressione dell’anima.
Il rabbino Colombo ha utilizzato i commenti talmudici per interpretare i testi biblici che vietano la violenza commessa quando si soffocano le parole altrui, o quando si parla al fine di ledere il buon nome degli altri attraverso offensivi pettegolezzi o quando non ci si serve delle parole per salvare vite altrui (“il non uso della parola può uccidere”). Il Prof. Sievers ha ricordato che l’antico testo ebraico Pirkei Avot (“Massime dei Padri”) afferma che chiunque disonori un altro in pubblico (“lo fa impallidire”) non ha posto nell’avvenire. Ha parlato dei danni provocati dalla collera che possono portare all'omicidio (come nel caso di Caino e Abele, il primo fratricidio biblico). "L'aggressività verbale dei genitori, ha osservato il Prof. Sievers, causa ai bambini danni più permanenti della punizione fisica, mentre la diffamazione verbale (razzismo, antisemitismo) rappresenta il primo passo verso l’annientamento fisico”.
Tra soli dieci giorni avrà luogo un’altra commemorazione, come una sorta di seguito non programmato della Giornata per il Dialogo ebraico-cattolico. Il 27 gennaio, la Giornata della Memoria celebra la liberazione di Auschwitz. Quale esempio più toccante – e tragico – potrebbe rivelare le conseguenze derivanti dal non curarsi del sesto comandamento: “Non uccidere”?